03/02/2021

Veneto City – l’intervento dell’Assessore all’Urbanistica del Comune di Dolo Matteo Bellomo

All'indomani del voto in Consiglio Comunale che decretava la fine di Veneto City e che ha visto la Lega esprimersi in modo contrario alla risoluzione dell'accordo, voluta dalla Giunta dolese, l'Assessore all'Urbanistica di Dolo Matteo Bellomo interviene sulla questione.

“La Lega” - spiega Bellomo - “in Consiglio ha votato contro, ovvero ha chiesto che Veneto City si potesse ancora fare. Una scelta, questa, difficilmente comprensibile.”

“L'area di Veneto City” - aggiunge - “sarebbe di circa 718mila metri quadri, il 70% dei quali avrebbe visto sorgere edifici e il resto sarebbe stato impegnato da parcheggi e vie d'accesso. Oltre 500mila metri quadri sono da considerarsi superficie netta a pavimento dei quali il 14% poteva essere impegnato per attività commerciali.
Stiamo parlando di un centro commerciale che, escluse strade e parcheggi, si sarebbe sviluppato per 70mila metri quadri di superficie.
Per avere una proporzione basti pensare che l'outlet di Noventa di Piave è grande circa un terzo comprese strade e parcheggi.
Questo dato non è assolutamente segreto: basta leggere quell'accordo di programma che la Lega fece sottoscrivere nel 2011 nonostante le perplessità di molti consiglieri di maggioranza dell'epoca e dello stesso sindaco Maddalena Gottardo. Dire, quindi, che Veneto City non sarebbe stata una minaccia per il commercio locale è la prima bufala.”


“La seconda bufala” - spiega Bellomo - “è rappresentata dal fatto che l'accordo di programma sarebbe, di fatto, ormai naturalmente scaduto senza alcun tipo di intervento da parte della nostra Amministrazione.
Bene: gli accordi di programma, qual è quello per Veneto City in scadenza nel gennaio 2022, sono prorogati “d'ufficio” di tre anni “causa Covid” in virtù della legge 120/2020 e di ulteriori tre per la legge 98/2013.
Quindi se il Comune di Dolo non avesse intrapreso un'azione particolarmente efficace nei confronti dei proponenti questi avrebbero avuto tempo, per avviare l'iter magari cedendo la proprietà, sino al gennaio 2028.”


“La terza” - conclude l'Assessore - “è quella fantasiosa interpretazione per la quale un accordo di programma, che coinvolge altri tre enti pubblici ciascuno con le proprie legittime esigenze, sarebbe più tutelante degli interessi di Dolo rispetto ad un iter di concessione per il quale chiunque voglia realizzare qualcosa in quell'area deve confrontarsi soltanto con noi.
Certamente quell'area non tornerà completamente agricola perché rimangono i due piani norma, il 4 e il 5, previsti dal vecchio piano regolatore.
Dovremo essere assolutamente attenti a non consentire la nascita di una distesa di capannoni, elementi propri di un modello di sviluppo non più attuale”.
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