Corridonia (Macerata) 1780 - Sambruson di Dolo (Ve) 1861
L'ultimo grande sopranista
Sopravvisse fino ai primi dell'800 la tradizione degli
"evirati cantori", che tanto sviluppo ebbe nel
secolo precedente, quando sopranisti e contraltisti italiani
conquistarono i palcoscenici di tutta Europa incantando
per la bellezza e l'estensione della loro voce.
L'ultimo fra i grandi sopranisti fu senz'altro Giovan Battista
Velluti, nato a Corridonia il 28 gennaio 1781, la cui fama
vocale si sparse in tutta Europa e per il quale grandi musicisti
scrissero partiture d'opera creando il personaggio per la
sua voce.
Ci furono anni in cui pubblico e critica lo esaltarono in
modo incredibile.
Decisa la sua sorte di cantore, fu mandato a studiare
a Ravenna sotto la guida dell'abate Carpi. Per quanto già
quindicenne si esibì in pubblico, il suo debutto
avvenne nel 1800 a Forlì.
Nel 1803 fu nel cartellone del "San Carlo" di
Napoli dove partecipò alla prima dell'"Astena
e Tasso" di Pietro Carlo Guglielmi (il "Guglielmini")
autore molto in voga in quel tempo, e nel "Piramo e
Tisbe" di Andreozzi.
Ormai riconosciuto come sopranista di talento, ammirato
per la limpidezza e l'estensione della sua voce, che gli
permetteva di ricoprire vari ruoli anche come contraltista,
dal 1805 al 1808 fu a Roma, ancora protagonista di una prima,
il "Tiziano e Dacia" di Nicolini.
Alla fine della sua esperienza romana, debuttò finalmente
alla Scala a fianco di due grandi voci del tempo, Cesarini
e la Colbran.
Anche Gioachino Rossini rimase affascinato dalla voce del
Velluti (lo definì "imperatore del dolcissimo
canto"), e per lui scrisse il ruolo di Arsace nell'"Aureliano
in Palmira", opera il cui debutto, avvenuto a Milano
il 26 dicembre 1813, fu infelice.
La critica stroncò non la musica ma la qualità
delle voci, dal momento che il tenore fu sostituito all'ultimo
momento e che lo stesso Velluti incappò quella sera
in una prestazione scadente. Ancora Rossini gli dedicò
il ruolo di Alceo ne "Il vero omaggio".
Rossini non fu il solo a scrivere un'opera per il sopranista
marchigiano.
Il grande Meyerbeer avendo avuto occasione di ascoltarlo,
ne rimase talmente affascinato, da scrivere per lui "Il
crociato in Egitto", che andò in scena per la
prima volta a Venezia il 7 marzo 1824, e nel quale Velluti
cantò ancora l'anno successivo al "King's Theatre"
di Londra.
Nonostante il suo carattere abbastanza difficile, che
lo portò spesso in contrasto con operisti e impresari
(il Radiciotti racconta di successivi contrasti con Rossini),
fu voce prediletta dai maggiori musicisti del tempo, da
Paisiello a Cimarosa, da Morlacchi a Nicolini, e fu in cartellone
nelle maggiori città: dopo Milano fu a Torino (1817-1821),
poi ancora a Parma (1822), Venezia (1822-1824), dove tornò
ancora dopo il 1826.
Fu chiamato anche a cantare, come abbiamo visto, in prestigiosi
teatri d'Europa, ovunque acclamato. Ricevette i complimenti
anche da Mendelssohn, che lo ascoltò nel suo secondo
debutto londinese del 1829.
Sentendo la voce ormai in declino, Velluti si ritirò
nella sua villa di Sambruson di Dolo, dove morì il
22 gennaio 1861.
Le spoglie si trovano nella chiesetta del cimitero di Sambruson.
Fonte: archivio Biblioteca comunale di Dolo