Sono tornati finalmente a
Dolo i reperti archeologici rinvenuti negli anni '50 a Sambruson,
nello scavo condotto all'epoca dal geom. Lino Vanuzzo.
I reperti, dopo una giacenza di oltre quaranta
anni in un magazzino di Mestre, hanno rivisto la luce grazie
al contributo e all’interessamento del Comune di Dolo che,
in collaborazione con l’Associazione Trovèmose e l’Associazione
Alfabeti d’Arte, si è attivato affinché i reperti
potessero essere ripuliti e catalogati.
Il geom. Vanuzzo, negli anni ’50, aveva ipotizzato
nell’area da lui scavata la presenza di un villaggio terramaricolo
e di una necropoli romana, ma le grandi quantità di
frammenti di affreschi, mosaici, anfore e vasellame di ottima
qualità fanno pensare ad un vero e proprio insediamento
di epoca romana. La grande sorpresa verrà infatti dopo
aver analizzato le fotografie aeree del territorio, che confermeranno
o meno la presenza di una "domus" romana a Sambruson,
nel luogo in cui un tempo passava la famosa "via Annia".
A seguito del benestare della Sovrintendenza,
i reperti hanno fatto rientro nel luogo di provenienza: il
Comune di Dolo ha infatti attrezzato una sede museale intitolata
a Lino Vanuzzo presso la Scuola Media di Sambruson.
Il museo, oltre alla possibilità di visite giudate,
offre attività didattiche (laboratori archeologici
e lezioni a tema sulla antiche civiltà) rivolte a bambini
e ragazzi delle scuole primarie e secondarie di I grado.
Lo scopo sarà proprio quello di coinvolgere insegnanti
e classi in una ricerca sul proprio territorio, scoprendo
ciò che di interesse documentario in essa vi è
contenuto e la memoria delle persone che vi hanno transitato,
storicizzando la propria presenza nel territorio e valorizzandola
come contenitore della memoria di luoghi e persone (importanti
sono a riguardo le foto storiche di Sambruson, del museo e
dello scavo condotto dal Vanuzzo negli anni ’50, come anche
gli scambi epistolari con la Soprintendenza di allora).
Fonte: archivio Biblioteca comunale di Dolo
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