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Comunicato stampa mercoledì 18.03.2015: venerdì 20.03.2015 a Dolo ‘Essere scomodi con le idee e il coraggio’, manifestazione in concomitanza con la 'Giornata della memoria e dell'impegno per ricordare le vittime innocenti di tutte le mafie'

18/03/2015



Per l’occasione, l’Assessorato ai Servizi Culturali e Grandi Eventi del Comune di Dolo ha organizzato la SECONDA EDIZIONE della manifestazione ‘ESSERE SCOMODI CON LE IDEE E IL CORAGGIO’ in collaborazione con Edizioni BeccoGiallo, ORS Oreste Sabadin e l’Associazione Libera contro le mafie, che si svolgerà alle ore 10 presso il Cinema Italia, in via Comunetto n. 12 a Dolo.

Durante l’incontro si terranno letture, racconti, proiezioni di immagini e suoni dai libri di Edizioni BeccoGiallo sulla mafia: ‘Giovanni Flacone, Paolo Borsellino e Peppino Impastato’.

Con Guido Ostanel (dir. Editoriale Edizioni BeccoGiallo)’, letture e racconti e Oreste Sabbadin, letture e musiche originali al clarinetto e alle percussioni.

Saranno presenti gli studenti delle scuole secondarie di primo grado dell’Istituto comprensivo di Dolo e le classi 5 delle scuole primarie di Dolo.

Dichiara al riguardo l’Assessore ai Servizi Culturali e Grandi Eventi del Comune di Dolo Antonio Pra: “Ho fortemente voluto questa iniziativa per condividere con le nuove generazioni il ricordo di persone che hanno incarnato gli ideali di giustizia e legalità e per questi hanno donato la loro vita affinché non siano dimenticati ma rappresentino ancora i capisaldi del nostro operare civile e istituzionale“.

Giuseppe “Peppino” Impastatonasce a Cinisi, in provincia di Palermo, il 5 gennaio 1948. A soli trent’anni, nella notte tra l’8 e il 9 maggio 1978, viene assassinato con una carica di tritolo lungo la ferrovia Palermo-Trapani per aver denunciato speculazioni e affari di mafia, in primo luogo quelli legati al boss siciliano Gaetano Badalamenti. La sua storia – dalla militanza politica giovanile all’esperienza di controinformazione condotta dai microfoni di Radio Aut – è stata raccontata nel film I cento passi di Marco Tullio Giordana.

“Alla mafia, Peppino si è ribellato con le armi che i boss odiano di più: l’ironia e lo sfottò.”dalla prefazione di Lirio Abbate, autore de I Complici con Peter Gomez (Fazi, 2007)

“Peppino è un personaggio ancora scomodo: si prova disperatamente a istituzionalizzarlo, ma ci si accorge che la sua figura e la sua carica eversiva rischiano di spalancare orizzonti pericolosi per l’ipocrisia del perbenismo borghese e il conformismo generalizzato.”Salvo Vitale, braccio destro di Peppino

Giovanni Falconemagistrato ucciso dalla mafia, medaglia d’oro al valore civile e vero e proprio eroe nazionale, è stato – con il collega Paolo Borsellino – rappresentante di punta del pool antimafia, gruppo innovativo di magistrati che si sono dedicati a tempo pieno alle indagini di mafia nel corso degli anni Ottanta. Al loro lavoro si devono, tra gli altri successi, la collaborazione del boss Tommaso Buscetta con la giustizia e il clamoroso maxiprocesso a Cosa Nostra, conclusosi con 360 condanne.

La mafia non è affatto invincibile. È un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha avuto un inizio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine. Piuttosto bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave e che si può vincere non pretendendo eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni.” Giovanni Falcone

Il 23 maggio 1992, all’ospedale Civico di Palermo, Paolo Borsellino abbraccia il suo amico Giovanni Falcone per l’ultima volta, prima che muoia. Agli occhi dell’opinione pubblica, Borsellino diventa l’erede naturale di Falcone, e la prossima vittima designata di Cosa Nostra. Dopo neppure due mesi, il 19 luglio 1992, un’auto bomba carica di tritolo stronca la vita del giudice Borsellino e della sua scorta davanti alla casa della madre. L’agenda rossa sulla quale appuntava scrupolosamente ogni scoperta dopo la morte di Falcone sparisce dal luogo dell’attentato.

Chi voleva l’agenda rossa? Cosa accadde in quei 57 giorni che vanno dalla Strage di Capaci alla Strage di Via D’Amelio? Chi poteva trarre vantaggio dalla sua morte? A condannare a morte Borsellino sono state le sue ultime, affannose indagini sulle trattative Stato-Mafia?

“Mi uccideranno, ma non sarà una vendetta della mafia, la mafia non si vendica. Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri.” - Paolo Borsellino

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